20/03/2007

Trasloco in orbita

Qui lascio tutto ammobiliato e sul mobiletto c'è pure da bere.

Non disdico nemmeno il contratto del gas dell'acqua e della luce.

Accomodatevi pure, se volete.

Ma io me ne vado. Lascio anche la seconda casa.

Mi sono comprata una navicella spaziale. Devo mettermi su qualcosa, adesso, cambiare abbigliamento.

Chi vuole venga con me.  Sto partendo.

http://caracaterina.wordpress.com

 

di caracaterina at 20:34:00 5 Commenti

13/03/2007

Dal diario di Mrs. Robinson

Credo che finalmente stavolta ci siamo. L'iceberg ha cominciato a far crepe in carena. E' possibile che resisteremo ancora molto, molto a lungo. E' possibile persino che qualcuno/qualcosa intervenga a salvarci.  Certo, la situazione è drammatica ma tragica giammai.

L'importante è che sia accaduto perchè non ne potevo più di stare su questo Titanic che derivava la rotta a far finta di volare dritta in piedi sulla prua (e senza nessun Di Caprio o qualsivoglia belloccio lì di dietro). 

E' accaduto di notte mentre stavo dormicchiando. Non c'è stato nessuno scossone, lo giuro. Solo qualche scricchiolìo più del solito ma niente che non fosse già notoriamente sospetto e abitualmente allarmante. Nessuno ci ha fatto caso più di tanto.

Però, alla mattina, al risveglio, mi son sentita stranamente sollevata, senza la solita pesantezza dell'ansia d'attesa. Ieri mattina, davanti alla tovaglietta (c'è ancora caffè e si fa colazione pressochè come sempre), mi son messa persino a pensare a un futuro diverso, oltre il naufragio. Ho intravisto orizzonti, ripreso a sperare sorprese, a immaginare alternative. Chissà ...

La radio funziona  e sappiamo che fuori, laggiù, se ne sono accorti. Le voci che abbiamo sentito nel lieve volume del notiziario della Repubblica scandivano l'allarme abbastanza onestamente e stasera il telegrafo ha tintinnato i messaggi del Ministro che non ha voluto farci mancare il suo interessamento e dirci "Coraggio. Il mondo vi guarda. Siete una bella nave".

(Chissà come vanno a scuola i figli di Serra. Chissà se Lodoli, tornato a casa stasera dopo essere stato da Ferrara aveva ancora da correggere i compiti. Io ce li avevo. Il più bravo dei miei  di quinta ha fatto solo un errore: ha scritto  conoscIenza).

di caracaterina at 23:47:00 2 Commenti

07/03/2007

Editing

5/03/2007 E va bene, son tornata. Da Praga, dico.
E da un pullmann di diciassette ore e settanta stravolti.

perchè così piccolo piccolo a bassa voce?:) 

F_e_d     5/03/2007  21:59 

è che questo post, in realtà, non c'è. credo che al prossimo giro sparirà. 

caracaterina  6/03/2007 14:12 

Dimenticati i piedi gonfi per terra, mi metto alla prova e mi cancello. C’è un’amaritudine di fondo. So cos’è  quella mistura di vene di verde di blue.  Ma non voglio saperlo.  Mi hanno chiesto dell’assenzio.  Lo ritrovo, di sbieco alla Karlova, davanti alla Tigre dorata,  uno dei pochi luoghi dove mi sono sentita ospite e non turista.

se è destinato a esser nulla, mi ci piazzo, per provare l'esperienza.
E Praga è Praga, diamine 

Effe  6/03/2007 20:30 

Sì, nulla. Perchè Praga è Praga come Sanremo è Sanremo.  Lei parla di posteri alle porte. Loro sono  di fianco, dietro e davanti. E a loro è piaciuta così,  (San) Venceslao Namesti, con la pavimentazione rifatta chiara, con l’arredo urbano a blocchetti global e col grande magazzino. C’è il gioco delle corone, ancora, il gioco del cambio.  Qualcuno se ne lamenta un po’. Ma non c’è da preoccuparsi: “è destinato a esser nulla”.   Spero  nella lingua bohumila, nella birra bevuta al chiuso e a tacche. Nella  “casa danzante”, nella gioia della coppia anziana che ride in ceco ai ragazzi inginocchiati per le foto.  Spero nella Vltava, che non smette di scorrere e che sa tracimare, se è il caso. 

I visited Praga a long time ago and I have a wonderful memory of that city. It happened just after the collapse of Soviet Union. Prague seemed to me a different, distant world, with no tourists crowding the streets and no people looking for stupid tourists to cheat. There was a wonderful girl with me: she is no longer with us unfortunately. She disapperead in a stupid woman who's always looking to cheat herself.
I don't know wether I regret more the no-cheating Prague or the no-cheating girl.
Maybe what I regret most is the no-cheated myself.
Maybe.
Daniele 

P.S.: It's always a pleasure being here, Caterina. 

Si paga pegno, Daniele.  A ciascuno il suo. Ma  lui non vuole, lui no, lui non vuole andare a Praga.  Non credo che riuscirò a trascinarcelo per farmi regalare una collana di granati.  Ha ragione, lo lascerò risparmiare. Per tutti e due l’ho pagato io, il pegno,  a quel gambaletto in microfibra che un tempo era il budello del Vicolo d’oro.  Times, they are a’changin’.  Per smetterla col rimpianto sentimentale bisogna abitare.  Vorrei impararlo, il ceco, e poterli guardare  da fuori, gli stranieri che vengono a pagare pegno.  Sarei più felice di essere Europa, più felice di esser più ricca. Sei anni fa ero ancora piena di risentimenti e di  edilizia socialista.  Guardami adesso. Non vedi che ti sorrido in tutte le lingue  più benestanti? Che sono giovane e che mi sono truccata? Che accolgo i posteri e gli chiudo le porte alle spalle? Ma la Vltava continua a scorrere, spero,  verso il mare di ghiaccio che adesso parla in inglese. 

di caracaterina at 00:06:00 4 Commenti

23/02/2007

Una ragionevole normalità

Sto vivendo poco, ultimamente. Un respiro di filo, appeso dentro a una spaccatura della roccia. Cannula filiforme, la via, avvolta in un diaframma di cartapecora (- la pelle di simildaino dentro alla macchina è da bagnare. portarsi l'acqua la prossima volta - ).  Ho bisogno di figure, immaginazioni. Leggendo stasera le antiche quartine vedo "riccioli di muschio sul tamburo della terra" ed è un niente ma è come la luce di lampi lontani visti dalla finestrella di casa.

Coloro che furono oceani di scienza e di erudizione, E che per tante virtù divennero Lampade, Non mossero un passo al di là di questa notte buia: Raccontarono fiabe e poi furono vinti dal Sonno.

Stamattina un racconto mi ha incantato e alla fine ho scoperto che il personaggio che amavo si poteva pure considerare un infame e che quello che consideravo ottuso e violento poteva pure avere le sue buone ragioni. Mi son vista dentro alle sbarre degli stereotipi e mi sono sentita ingannata, ma non da me stessa: il potere del Dialogo Ragionevole mi è sembrato più violento e forzato dei miei stessi pregiudizi, delle mie illusioni emotive. E' la seconda volta in tre giorni. A quanto pare non voglio sentire ragioni.

Tornando a casa pensavo che è una giornata normale. Che è normale venire a sapere che un ragazzo di 14 anni, tutto studio e piscina, si è preso la varicella e che l'altro banco, invece, è vuoto perchè è il posto di due tumori, uno alla gola e uno all'intestino. Che è normale ascoltare la balbuzie di un adolescente in cui calcolo e fantasia cozzano ancora come giovani stambecchi in amore e, poco dopo, le confessioni da torrente avvelenato di una quindicenne fumatrice e sniffatrice di tutto che ti racconta di un'infanzia di ospedali fra reparti di cardiologia e operazioni alle ossa, della paura per sua madre e dell'orrore per suo padre, di ponti alti da cui ha guardato e di coltelli che ha avvicinato. Che è normale passare poi in una quinta e spiegare la guerra di Spagna con un film di Ken Loach e ancora, dopo, pensare tutti insieme alle piazze ai castelli che ci aspettano a Praga. Mentre intanto la preside è chiusa nel suo studio con due carabinieri, dato quello che è successo in una prima. Che è normale che l'altra quinta lavori a un protocollo sulle fonti alternative e a una sua applicazione elettronica per conto di un'agenzia regionale e che tu debba coordinare i gruppi e sovrintendere la compilazione delle schede e, che intanto, in un'altra stanza, un consiglio di classe sia riunito per decidere il che fare con un ventenne che ha insultato un tuo collega. Che è normale fermarsi ancora fino alle tre senza mangiare per discutere di ogni ingovernabilità.

Osservate, oh vasai, le vostre mani impastate d'argilla E compite con attenzione i vostri gesti. Quest'argilla soffocata dai colpi potenti delle vostre mani Altro non è che la sabbia di corpi simili ai vostri.

di caracaterina at 22:15:00 6 Commenti

22/02/2007

Piccolo corso di pediatria politica

La puerilità della ‘negazione’ della partecipazione al parlamento sta appunto nel credere di ‘risolvere’ in questo modo ‘semplice, ‘facile’, pseudo rivoluzionario il difficile problema della lotta contro le influenze democratiche borghesi in seno al movimento operaio, mentre in realtà si fugge soltanto la propria ombra, si chiudono soltanto gli occhi di fronte alle difficoltà e si cerca soltanto di disfarsene con le parole”. (V. I. ULIANOV, 1920)

(Nota a tergo: il testo in adozione ha la stessa età di Giulio Andreotti)

di caracaterina at 17:42:00 1 Commento

11/02/2007

Parlare d'amore

Ecco, la Festa della Mamma non me la sono mai scordata, nemmeno nei tempi bui delle liti più rovinose e adolescenziali. Soprattutto perchè non l'ho mai sentita come festa, io. E' un dovere compulsivo: chissà mai cosa potrebbe succedere se me ne dimenticassi, insomma. Quella del papà, invece, forse che sì forse che no: il genitore è tollerante ma, soprattutto, rispetto a queste cose svanitamente indifferente.

Quella di San Valentino, invece no, non l'ho mai potuta sopportare. Sarà che dell'amore ho un'idea sbigottente, che non ha niente a che vedere con le formine in cui è stato ridotto dall'industria dolciaria e da quelle delle cianfrusaglie. Però, se quel giorno lì diventa un modo per sentir dire poesia e parole d'Amore allora si può tollerare anche il 14 febbraio.

Mics è bravo a parlare d'amore. Lo so perchè l'ho ascoltato. Ma lo sapevo anche prima di udire la sua voce perchè l'avevo sentita nella sua scrittura.  Chi sarà presente potrà sentire davvero la voce di Eros, il motore compresso e potente della Macchina ideale.

di caracaterina at 00:01:00 8 Commenti

01/02/2007

Cose stupide (che altro?)

Non richiesta dico la mia. Per me è una congiura di palazzo. Come l'Amleto, l'Otello o il Re Lear, come la Fedra o le storie dei dodici Cesari, solo che fa ridere. Tutta scrittura, personaggi e scena, tutta immaginazione, intrighi di potere e di corna. Ah, le corna! Quelle, poi, sono fondamentali.

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Quelli sopra (e quelli sotto) non sono bacini.

Quelle lì sopra non sono boccucce.

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Ora di basta. Pensavi ieri sera. Ora di imprudenza, ora di ingerenza, ora di impazienza. Ora di scocciarsi, scollarsi, s-postarsi. Ora di puntare, puntualizzare, punteggiare (sulle "i"), ora di impuntarsi, di spuntarla, fare il punto, pungere. Vabbè basta.

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Aspetti il giardiniere. Oggi si pota.

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Spiegare Dada. Mostrare il surrealismo. Divertirsi pure. Per absurdum.

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Vorrei leggerli tutti, ma proprio tutti, i link di lato in certi blog. Aprire centinaia di finestre, vuotare il mare con un bicchiere, contare i fili d'erba (e le pecore, anche. le Dolly pure), vorrei darti mille baci ancora e mille ancora e ancora mille.

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Il dottore mi parla delle macromolecole dei farmaci per l'ulcera. Non è una lezione, è che si lamenta. Lui. Sciorina fogli davanti al pc. Infilo fogli dentro alla borsa.

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No

Non so

Altro

di caracaterina at 13:25:00 17 Commenti