29/03/2005

Ricevute di ritorno

 

ORARIO DI FINE SOSTA AUTORIZZATO

B3M 11:27

CAPPUCC.                   IMPORTO   1.00

Descrizione microscopica - Lembo bioptico di cute - esaminato su sezioni multiple - con quadro prevalente di danno attinico caratterizzato da elastosi del derma, infiltrati infiammatori cronici perivascolari e periannessiali. Non evidenza di lesioni neoplastiche.

coin - VIENI A TROVARTI -

CNT                           PEZZI       2

TOTALE          EURO   7,40

di caracaterina at 14:28:49 13 Commenti

27/03/2005

La Pasqua delle nebbie

Così alta da inibire le basse scarpette rosa ma non le rose, che spingono in fuori  tacchetti seghettati fin sotto le mimose ancora tutte gialle e rigonfie. Si fan alti anche i narcisi tazzetta fra le arance tardive accese e sgocciolanti  di vitamina C  da assumere con l’acqua appena un po’ scossa.

Ancora senza tende il giardino si ammorbidisce e si impasta,  nudo e peloso. Si sciolgono gli escrementi di gatti clandestini sul tetto abusivo e  tutto scende verso il mare nascosto.

E’ più tardi, stamani, ma la nebbia pasquale attutisce il ticchettio dell’orologio, rilascia l’acqua, accende il calorifero. La stagnola azzurrina dell’uovo fondente stona col viola delle viole, del rosmarino e già della lavanda. La sterpaglia tagliata è bruna e grigia l’umidità. Vicino all’orizzonte uditivo gatti in amore  e cani all’incontro.

La nebbia si solleva e lascia libera la griglia d’acqua che traccia il foglio visivo dell’aria come di carta millimetrata. Si alza lo sguardo e segue il percorso tratteggiato da figurine nere fra il bianco dei marmi.  Ma tutte le tombe sono chiuse e aperti solo i cuori e le parole quotidiane, un po’ tremule come la vecchia salvia bagnata.

Passa un ombrello, lontano.

Niente risorge ma tutto continua a nascere, ugualmente.

 

di caracaterina at 11:15:09 3 Commenti

23/03/2005

Punti di gravità permanente

Nessuno lo vede lì, quando il pensiero è infilato in uno di quei tunnel venati e sottili che scavano lo spesso delle giornate immote e rotolanti come puddinghe.  Dal suo cunicolo considerava, il pensiero, quanta attesa ci fosse in questa corsa della massa grossa, quanta sospensione. Si aspetta, vedeva, il vacuum della vacanza e l’esito del taglio, che muoia un corpo di donna, che muoia il corpo del Papa, che almeno uno muoia e risorga che sgorghi l'acqua, che piovano nelle urne i governatori, che si esca e che si chiuda, che si firmi e si sigilli, che si schiuda e che si sleghi, che si leghi e che si legga.  Mobile. Stabile. Mobile. Stabile. Calcolava il lavoro per stare in surplace. Pensava, il pensiero rintanato, di  scivolar fuori allungato in fili di scrittura e in laminati di frasi es-poste. Ma ha trovato una figura e ha lasciato fare a lei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alexander Calder: la prima volta che ne vidi un’opera fu circa vent’anni fa, si può dire qua vicino, al museo della Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence, dove non sono ancora mai tornata. Fino ad allora l’avevo solo studiato sull’Argan:

 

I congegni che costruisce, grandi o piccoli che siano sono generalmente mobili […]. Un lievissimo urto, anche soltanto una corrente d’aria  bastano a suscitare un moto ritmico  che a poco a poco si estende fino agli elementi più lontani e poi rallenta finché si ferma […] E’ naturalmente richiesta la collaborazione dello spettatore, è lui che, toccando uno qualsiasi degli elementi in sospensione, mette in movimento tutti gli altri.  E, naturalmente, il movimento è sempre diverso, ma il ritmo che gli elementi animati descrivono nello spazio è sempre lo stesso: la figura ideale dell’opera si dà dunque in un periodo, in una successione  di figure diverse […]. Il moto del congegno non ha nulla di meccanico: è il recupero naturale di un equilibrio momentaneamente alterato: la sola forza che entra in gioco è la forza di inerzia. Il congegno meccanico si muove naturalmente, come i rami e le foglie di un albero col vento.

 

di caracaterina at 00:14:21 9 Commenti

20/03/2005

Diario?

Perchè tutto questo silenzio, dentro?

 

Gli spiedini, sulla piastra o in padella?

 

Cosa distingue lo stile personale dalla maniera atteggiata?

 

La lasciamo qui la moto? Sarà prudente?

 

Un caffè e una cioccolata con panna?

 

Ce l'avete quel libro che ha appena segnalato anche il Venerdì? Accidenti, come si intitola? Perchè non sarò mai un insegnante?

 

 

Sarà pronto quel referto domani?

 

di caracaterina at 22:15:41 14 Commenti

19/03/2005

Esercizio di copiatura

Decongestiona l'ego. Consigliato in caso di flogosi delle vie immaginatorie.

E’ arrivato il momento di smettere di considerare questa cronaca come un blocco di appunti o un’attività parallela, visto che negli ultimi tempi ho scritto poco  o nulla d’altro. Ora bisogna trovare una forma propria:  quella del semplice diario sarà sufficiente a tenere insieme i pezzi con la forza della successione cronologica? Ne dubito. Il mio racconto dovrebbe essere più minuzioso e completo per creare un effetto  “naturale” di vita che scorre per conto suo. Al contrario, io saltello qua e là, scorcio, riparto, m’incanto, mi annoio. Forse mi fermerò qualche settimana a montare il materiale che già possiedo. L’estate scorsa mi venne in mente una soluzione tipo libro Cuore, in cui, cioè, il diario è puntualmente sospeso e intercalato dai famosi “racconti mensili” […]. Ecco, al posto dei piccoli eroi deamicisiani io avrei potuto mettere quella mezza dozzina di detenuti  la cui storia avventurosa vale la pena di raccontare per filo e per segno. […] Riconosco che l’idea era interessante ma non ha retto l’estate, al mio ritorno a Rebibbia […]. C’è anche una ragione che supera la mia pigrizia moralistica, ed è una ragione strettamente letteraria che proverei a esprimere così: di fronte alla completezza di una storia realmente accaduta, che già possiede una sua perfezione cui nulla si può aggiungere o togliere, la letteratura è meglio stia zitta piuttosto che sforzarsi a duplicarla, a fabbricarne un doppione. Forse questo non sarà vero per tutti gli scrittori ma per me è così: le storie vere mi ammutoliscono, sono già reali prima che io eventualmente le scriva. Ho bisogno di un buon margine di irrealtà per lavorare. Ho bisogno anche di tacere molte cose importanti: come faccio in questo diario.

(pp.172-173)

 

 

5 dicembre

Parlando con un’amica ho capito due cose importanti di questo diario e della ragione per cui continuo a scriverlo. Altre volte avevo provato a tenere un diario (o per tentare di registrare la quotidianità –oppure in periodi cruciali e avventurosi, viaggi, ecc…), ma dopo qualche settimana smettevo, sia perché mi sembrava di fabbricare un inutile doppione della vita, sia perché il gesto di scrivere su un quadernetto a ridosso dei propri fatti personali mi lasciava un gusto un po’ losco, soprattutto per la sua ambigua finzione di segretezza. Se una cosa deve veramente restare privata,  perché mai scriverla?

Ora invece sto andando avanti da sette mesi con una certa continuità e forse ciò si deve:

1. al fatto che stavolta il diario ha un argomento che sostiene il lavoro nel tempo, fuori di me, oltre di me, cioè l’argomento esiste anche quando io vengo meno – esiste addirittura più di me –

2. al fatto che scrivo col computer, e la mobilità del risultato  mi libera dall’ipoteca un poco religiosa o estetizzante del vergare pensieri sulla carta di segreti taccuini. Scrivendo così mi sento meno importante e cancello dallo schermo in un batter d’occhio interi paragrafi di cui, se li avessi messi sulla pagina, il giorno dopo mi vergognerei per il tono fatale che assume anche la più banale porcheria.  Scrivere al computer è la cosa che assomiglia di più a un lavoro qualsiasi, come tenere una contabilità, intrecciare cestini, vulcanizzare gomme.          (pp. 209-210)

 

da E. ALBINATI, Maggio selvaggio, Oscar Mondadori 2001

di caracaterina at 20:05:11 3 Commenti

15/03/2005

Uno spettro s'aggira per la rete

 

 

 

 

 

sacripante! ha scatenato le sue Cromìe.

Blogghettari di tutta la rete, sfogliàtelo!

 

di caracaterina at 20:34:13 5 Commenti

15/03/2005

emmisentoadisagio

Non solo perchè, seppur nell'ora d'aria, sto rubando un collegamento sul lavoro  (sono di quelli che hanno un istinto etico naturale, i meno adatti a salvaguardare la specie dalla selezione). Gli è che stare senza internet e senza telefono da quattro giorni (e per quanti ancora?) può risultare pure piacevole chè riscopri lo sfregamento di ginocchia sul divano, la sera, ma  parlare con uno e con otto e con sette  e poi con uno e con otto e con sette e poi con uno e con otto e con sette e poi ...

Ecco, solo la necessità sorregge il singolare senso di impotenza.

Finchè durano le batterie del cellulare.

di caracaterina at 10:41:50 10 Commenti



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