17/07/2005

Cartolina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Realtà è ciò che parte e separa.

 

Saluti e baci

di caracaterina at 17:00:25 16 Commenti

15/07/2005

Built in translation

La costruzione di un amore

Spezza le vene delle mani

Mescola il sangue col sudore

Se te ne rimane

La costruzione di un amore

Non ripaga del dolore

È come un altare di sabbia

In riva al mare

 

La costruzione del mio amore

Mi piace guardarla salire

Come un grattacielo di cento piani

O come un girasole

Ed io ci metto l'esperienza

Come su un albero di Natale

Come un regalo ad una sposa

Un qualcosa che sta lì e che non fa male

E ad ogni piano c'è un sorriso

Per ogni inverno da passare

Ad ogni piano un paradiso

Da consumare

Dietro una porta un po' d'amore

Per quando non ci sarà tempo di fare l'amore

Per quando farai portare via

La mia sola fotografia

 

Ma intanto guardo questo amore

Che si fa più vicino al cielo

Come se dietro l'orizzonte

Ci fosse ancora cielo

Son io, son qui e mi meraviglia

Tanto da mordermi le braccia

Ma no son proprio io

Lo specchio ha la mia faccia

Son io che guardo questo amore

Che si fa più vicino al cielo

Come se dopo tanto amore

Bastasse ancora il cielo

E tutto ciò mi meraviglia

Tanto che se finisse adesso

Lo so, io chiederei

Che mi crollasse addosso

(BRUEGHEL-FOSSATI- ...)

di caracaterina at 23:12:10 6 Commenti

10/07/2005

Grey lines

Mentre una si compra una nuova macchina vecchia e l’altra sta per tornare dai suoi zonzonamenti fiamminghi, qui si sta sospesi tra una fine-lavoro e un inizio-vacanza (di lavoro, in parte): un po’ surplace, un po’ salto (chè i vuoti son intermittenti e il piede non è saldo, non è), un po’ suspence. Un po’.

Mentre il tipografo lavora – ma mai di domenica -  alla stampa dei tre libri, il nostro sito tace, per ora. Questo blog-non blog. Questo piccolo mondo di letteratura grigia applicata.

Lo so che sconcerta, che perplime. Soprattutto, ma non solo,  chi non frequenta il mondo dei blog  (ovvero i più, fra le conoscenze di chiunque)  resta basito dagli Appunti, da questo linguaggio senza esplicazione, da questa installazione senza comunicazione, da questo non dire che si mostra.

E’ questo il modo di vendere libri? ci viene chiesto.

Forse no, ma questo è il nostro modo per farli, i libri.

Un modo del tutto coerente con due ambiti: il primo, in un certo senso più tradizionale,  è quello della già citata letteratura grigia  (aspe’, adesso arrivo); il secondo, tutto sperimentale, ha a che fare con questo non-luogo che è il web, che, in quanto non-luogo, genera non-storie. (D’accordo, sembra tutto un gioco di parole ma  verrà un post, un giorno, verrà… Lo sto ancora cercando ma lo scovo, lo scavo, lo in-venio, lo invento, lo invio. Soprattutto adesso, che i non-luoghi sono la nostra casa, come avverte intelligentemente Antonio Sofi, c’è bisogno di voci che riscattino il brusìo, che dichiarino azione la ridondanza, che trasformino la scrittura on-line in scriptura activa. Non si tratta di sostituirsi alla scrittura su carta, chè altrimenti Untitl.Ed non sarebbe nata,  ma di trasferire su carta il portato della scrittura in rete, di fare un salto dal virtuale – dal potenziale, in tutti i suoi sensi – all’att/ent/ivo, di costruire una torre di Babele già crollata come quella che ha fatto Brueghel).

Dicevo? Letteratura grigia, dunque. Un po’ triste cercare sui siti italiani una qualche luce. Ne hanno parlato Riccardo Ridi e Fabio Metitieri qui  ma senza togliere a quell’aggettivo, “grigio”, la sua patina di  malinconia impiegatizia e scostante. Va  meglio sul sito della New York Academy of Medicine, se uno vuole delle definizioni. E  si brilla  con freschezza atlantica qui, dove non solo ci si lancia  ad associare il grigio di questo insieme di scritture al colore della materia cerebrale dove sta il lavorio dell’intelligenza umana, ma  ci si spinge oltre il lirismo, con un’ingenuità che fa sorridere ma che testimonia anche l’importanza e il piacere di un lavorare non approssimativo né cialtronesco.

 

Come si arriva a un prodotto finito? Qualunque sia il prodotto: una relazione tecnica, il risultato di una ricerca, una pizza con le melanzane, il testo di una lettura, un divano a tre posti,  un progetto urbanistico, un vestito da sera, una rappresentazione teatrale, un libro. Tre libri. Tre titoli.

Come è fatto il lavoro che ci sta dietro? Non nel senso di stabilire una procedura standard, un libretto di istruzioni per il montaggio, un ossimorico  manuale della creatività  ma  in quello che lega il lavoro al senso stesso del suo farsi: una vita activa fatta di relazioni - prima ancora che di operazioni - di dialoghi, di pensieri abbozzati, stesi, scartati, ripresi, di analogie che diventano sequenze.

L’insieme delle scritture catalogabili come letteratura grigia rappresenta le risposte a quelle domande lì.  E il sito di Untitl.Ed vorrebbe  rappresentare un esempio  applicativo di questa particolare fase di non-narrazione del lavoro, di questa opaca trasparenza:  non è la luce bianca del prodotto finito, non è l’oscurità dell’ideazione e dei primi barbagli, è la pellicola silicea e intermedia  di una pratica e di incontri.  

Anche se mi viene in mente Cattedrale di Carver, è da Pirsig, dallo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta che trascrivo queste citazioni a proposito delle istruzioni per il montaggio di un barbecue:

 

“(…) a casa ho un libretto di istruzioni che apre grandi prospettive al miglioramento della prosa tecnica. Comincia così: “Il montaggio della bicicletta giapponese richiede una grande pace mentale”.

(…) Per la tecnologia c’è un solo modo di fare le cose, e quindi è ovvio che le istruzioni comincino e finiscano con il barbecue. Invece, dovendo scegliere tra un numero infinito di modi per montarlo, bisogna prendere in considerazione il rapporto tra te e la macchina e il rapporto tra te e la macchina e tutto il resto, perché la selezione, e con essa l’arte del lavoro, dipende tanto dalla tua mente e dal tuo spirito quanto dalla materia della macchina. Ecco perché ci vuole la pace mentale”.

 

E perché il nostro sito, come si può vedere,  non si attiene alle istruzioni.

di caracaterina at 20:08:04 25 Commenti

08/07/2005

History Channel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Londra 1940.  Trovato qui.

E' venuto in mente anche a lui.

di caracaterina at 09:13:41 15 Commenti

04/07/2005

Prova orale

Mancano poche ore a domani e, forse, manca una pioggia, una ramata d’acqua da un cielo color cicatrici. Contente, forse, le ortensie, non certo la macchina, per il suo cofano blu, teatro probabile di una strage di fichi fioroni oltremodo maturi.

Manca ancora una cena, a domani, di Pettinicchio e basilico, e, forse, manca una corsa da ER e una lastra RX al mio piede sinistro, a un mignolo rotto, è probabile, in un vagare stolido e notturno, e che adesso è salsiccia sotto la pelle tesa dal color ematoma.

Mancano molte pagine, più di trecento, al libro che proprio oggi ho voluto iniziare, in questa stasi gonfia e un po’ inferma, e che comincia così:

Vitaliano Caccia ci massacrò a colpi d’arma da fuoco il 18 giugno 2001, tre giorni prima del solstizio d’estate. Ci sterminò con una pistola semiautomatica, modello Beretta Centurion, calibro 9 per 19, sparandoci a sangue freddo e a bruciapelo. Il primo colpo fu esploso alle 8.46 antimeridiane, l’ultimo sette minuti più tardi.

A terra rimasero sette miei colleghi, quattro uomini e tre donne, sei docenti di ruolo più un insegnante precario con incarico annuale, un supplente.

E’ il primo giorno degli orali dell’esame di stato in un liceo di una provincia lombarda. E Antonio Scurati, con il suo Il sopravvissuto, ci dà dentro compiaciuto e adolescenziale con le descrizioni balistiche e le cartelle cliniche, coi sensi di colpa e la bassezza della vita, visto che uno studente ex tossico, destinato alla bocciatura, nella palestra della scuola fa strage dell’intera commissione tranne uno.

Il piede continua a gonfiarsi e qualcuno lì fuori ha messo in moto l’impastatrice del cemento. Forse non pioverà perché il cielo si è disteso e un merlo pigola chiacchiere d’uccello.

Domani è l’ultimo giorno degli orali dell’esame di stato in una scuola della periferia genovese. Per la mia classe, almeno. S. F. ha un nome da tragedia alfieriana e da centro sociale. Ha una cresta di capelli irta in mezzo alla crapa pelata e una ragazza zeppa di amici sballati che lui vuole salvare. Suona il basso con un suo gruppo alle feste di Rifondazione ma in gita scolastica ha dovuto spogliarsi di tutte le catene per entrare in discoteca con gli altri ragazzi. Ha un anno di nautico, uno di chimico, uno di terapia psichiatrica e nessun padre alle spalle. In tre anni da noi non ha mai colmato (questa è la parola usata sui registri) i debiti di chimica e di informatica. Ama solo letteratura e storia ma per talento e senza alcuna applicazione. Amerebbe anche filosofia se gliela insegnasse qualcun altro. All’ultima simulazione degli scritti, invece di fare la prova di matematica, si è letto tutto il libretto di Mario Perniola che gli ho passato perché non stesse sei ore con la testa sul banco e, una volta al cesso, avesse qualcos’altro da farsi oltre a una canna. Sono quattro mesi che non riesce più a dormire, da quando, con l’ambulanza della croce dove fa il volontario le notti che non suona, ha raccolto un amico in overdose di qualcosa e gli ha fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca che quello era già morto.

Mancano poche ore e S. F. probabilmente sarà bocciato. Arriverà in ritardo, forse. Lo aspetteremo. Potrebbe ancora stupirci con qualche effetto speciale. Forse. Ma nessuno, oltre che innocente, è onnipotente.

“Sei in ritardo, Caccia. Come al solito”, disse alzandosi in piedi il professore di lettere, con la voce più annoiata che severa.

Fu in quel momento che comparve l’arma. Dopo aver pescato nel casco da motociclista, Caccia estrasse una pistola e la puntò dritto davanti a sé.

Cielo grigio su, piede viola giù. Cerco un po’ di blu. E’ un aereo che parte o un tuono in arrivo quel rumore di fuori?

di caracaterina at 20:05:31 8 Commenti

01/07/2005

Di fili e di files

 

 

 

 

 

 

La forma che assume qui, in questa galleria di pixel e vetro, porta lontano mille anni e settanta metri di arazzi e battaglie.

Il telaio che regge i fili è semplice e a incastro. Di sicuro regge la trama. Ma il bello sta nell'ordito. Di lì viene la figura, con il lavoro e le lingue.

Vado a leggerlo spesso perchè i suoi fili hanno un colore e una consistenza che noi camalli del blog su queste barche carichiamo di rado.

di caracaterina at 21:34:23 3 Commenti



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