30/08/2005

Corrispondenze di morosi sensi

MACRO

... non è mai venuto meno in me lo stupore di fronte a quello che si potrebbe chiamare il paradosso della doxa, il fatto cioè che l'ordine del mondo così com'è, con i suoi sensi unici o vietati, in senso proprio e figurato, i suoi obblighi e le sue sanzioni, venga più o meno rispettato, che non vi siano più trasgressioni o sovversioni, delitti e "follie" (basti pensare allo straordinario accordo di migliaia di disposizioni - o di volontà - presupposti da cinque minuti di traffico automobilistico in Place de la Bastille o de la Concorde) o, cosa ancora più sorprendente, il fatto che l'ordine stabilito, con  suoi rapporti di dominio, i suoi diritti e i suoi abusi, i suoi privilegi e le sue ingiustizie, si perpetui in fondo abbastanza facilmente, se si escludono alcuni accidenti storici...

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile

MICRO

Sono assai più enigmatiche, misteriose e inspiegabili la superficie e le persone superficiali  delle profondità dette insondabili.

di caracaterina at 15:53:49 8 Commenti

30/08/2005

Copiatura cogitabonda

 

per gli umani, che accada loro quel che vogliono non è  la cosa migliore

Eraclito, Fr. 59

di caracaterina at 00:23:11 6 Commenti

27/08/2005

Memorie in cammino

Lèggano lèggano, sioreesiori, che cosa bella si può fare con un blog, con l'intelligenza delicata e con un padre dolcissimo.

Buona strada a Matteo!

 

di caracaterina at 10:55:27 8 Commenti

23/08/2005

Ieri

 

(Ma...)

 

Ciao.

(Grazie)

di caracaterina at 08:53:10 8 Commenti

21/08/2005

Dritto e rovescio

Au contraire. La questione non è quanto della nostra vita stia nella nostra scrittura ma, piuttosto, quanto permettiamo alla nostra scrittura di incidere nella nostra vita.

Quanto, nell'esistenza in 3D, ci costa somigliare alle nostre parole scritte per accettarne la misura.

Quanto lasciamo che il nostro volto venga rigato dalle rughe della scrittura.

Quanto noi stessi siamo disposti a leggerci, ad ascoltarci.

Si era già detto qui, quando mi era già successo qualcosa che sembrava tutto (e non è tutto, l'amore, ma l'amore no) e invece, era solo l'inizio.

Perchè, vedranno vedranno, quando anch'essi troveranno che tutto questo non sarebbe potuto esistere, senza la Rete di scritture.

di caracaterina at 14:13:09 20 Commenti

13/08/2005

La cercatrice d'ore

La giornata vera non è cominciata con la sveglia e il caffè e, poi, l’uomo del gas che, incolpevole, mi dà la notizia fastidiosa. E’ cominciata dopo, con la faccia di Elvis Presley sul giornale, e il richiamo alla data della sua morte, il 16 agosto.

Lì ho cominciato a cercare.

E’ stata tutta colpa della bambina che guardava il giornale anche allora, seduta per terra in un giorno introvabile di un anno non recuperato – ma doveva essere primavera, deduco. Perché la prima faccia d’amore (molti, molti anni prima di quella di Elvis Presley vista nella locandina di un cinema mentre la ragazzina andava a scuola, e che naturalmente la lasciò eccitata e incantata per parecchie stagioni ancora) era stata quella di un ciclista, una breve maglia rosa di un Giro d’Italia perduto fra le lacrime. E la mamma che rideva, di quella sua bambina così piccola e già così bizzarramente innamorata della foto in bianco e nero di un ciclista forse sfortunato. Che ne sapeva lei? E “lei” sta per: “entrambe”.

Di un’emozione dimenticata Internet ha restituito una riga di facce, anche se nessuna può dare ragione di quella pulsione lontana e perduta e renderle giustizia. E adesso anch’io rido . E, pur trovando, cosa mai ne so? Quelle ore che Internet conserva non son più degli uomini e delle donne, tantomeno delle bimbe.

Ma mi fermo davanti a una data. Arnaldo Pambianco è nato il 16 agosto.

Stesso anno di nascita di Elvis, il 1935.

Le coincidenze sono spesso fatte di numeri, come ponti lanciati dalla ratio sopra il vuoto della memoria e la dissoluzione delle emozioni. Coincidenze chiamiamo gli incontri di treni ed aerei a coprire distanze di tempo prima ancora che di luogo. Incidiamo segni sull’abisso, tutti quanti, tutti insieme. Co-incidiamo. Per questo temiamo le coincidenze o ce ne rallegriamo. Esse com-muovono.

E per oggi non è stato necessario che continuassi a leggere l’incanto con cui W. G. Sebald ha di-segnato le sue Vertigini per sé e per tutti noi.

 

Nell’autunno del secondo anno di carcere i preparativi di Casanova sono così a buon punto che l’evasione ormai può considerarsi imminente. (…) Per stabilire con esattezza il giorno e l’ora, Casanova interroga l’ Orlando Furioso di messer Ludovico Ariosto attenendosi a un sistema paragonabile alle sortes vergilianae. Mette innanzitutto per iscritto la domanda che gli sta a cuore, con i numeri risultanti dalle parole di cui è composta forma una piramide rovesciata e, mediante un triplice calcolo, sottraendo il numero nove da ogni coppia di cifre, arriva al primo verso della settima strofa del nono canto dell’ Orlando Furioso, che recita: “Tra il fin d’ottobre e il capo di novembre”. L’indicazione puntuale fino all’ora precisa, è per Casanova il segno decisivo, perché nel carattere portentoso di una simile coincidenza egli crede di vedere in atto una legge inaccessibile, e alla quale pertanto si sottomette. Questo tentativo di Casanova, volto a scandagliare l’ignoto con un gioco di parole e numeri palesemente arbitrario, mi ha indotto, per quel che mi riguarda, a sfogliare la mia agenda: colto da stupore, anzi, da spavento, ho constatato che quel giorno del 1980 in cui, assorto nella lettura degli appunti di Grillparzer, ero seduto al bar sulla Riva degli Schiavoni tra l’Hotel Danieli e la chiesa di Santa Maria della Visitazione, dunque non lontano da Palazzo Ducale, era l’ultimo di ottobre, e quindi l’anniversario del giorno o della notte, nel quale o nella quale Casanova aveva sfondato la corazza piombata del coccodrillo, con sulle labbra il verso: “E uscimmo a riveder le stelle”. Io stesso quella sera del 31 ottobre – nel bar sulla Riva degli Schiavoni dove avevo fatto ritorno dopo cena - mi ero messo a conversare con un veneziano di nome Malachio che aveva studiato astrofisica a Cambridge e che, come ben presto risultò, guardava a ogni cosa, e non solamente alle stelle, da un’estrema lontananza.

 

La donna ha poi avuto il suo piccolo daffare, durante il giorno, a cercare. Di stare ritta sul sellino, ad esempio, o le ragioni per cui l’Einaudi non ristampa Le mosche del capitale di Volponi che non si trova più in libreria e bisogna andarlo a chiedere in biblioteca. Di tranquillizzare la madre che, adesso, non riesce più a ridere e piange di notte. E, perciò, niente più coincidenze. Né racconti. Solo vicinanze e tempo che passa, e che le ore non le scava ma le riempie.

di caracaterina at 01:58:45 13 Commenti

09/08/2005

con gli occhi asciutti nella notte scura

 

Il rischio è quello di scivolare sempre più stucchevoli da De Gregori a De Amicis ma al diavolo quelli che proveranno a fare esercizio di preteso cinismo. Che ci siano persone buone  ( espressione insolita, anzi, desueta, si potrà ancora usare?) è una notizia.

 

di caracaterina at 00:05:20 9 Commenti



Blog Aggregator 3.0 - The Filter