26/11/2005
Home sweet home
Il tronco di fico con foglie (bagnato)
La tela di ragno sul cancello (pendente)
La borsa alla mano
Il pruno
La nuova compilation
Le scale
Il filo tagliato (sul muro)
La musica
La cacca di gatto
Il pruno (i suoi polloni)
Il freddo
Il vicino con l'impastatrice del cemento spenta
Il vecchio rosmarino
L'ombra del cane giuggiolone impiccato
Le tane (forse) di topi nel sottotetto
I gerani
Le foglie ancora sull'albicocco
I gerani (rossi)
Le chiavi fredde
Il tubo dell'acqua (da ricoprire)
Il commento mai postato
(There must be an angel)
La lampadina agli sgoccioli
La rosa
Il limone
La grata e lo scarico della pioggia
(Il vantaggio dei demoni è che non rischiano
La caduta è già avvenuta)
Il gatto rosso (timido e fuggitivo)
La torta di bietole comprata
La salsa di noci
I rami tagliati e spogli del kiwi (nel vaso)
Eurythmics vecchi e nuovi
(Non c'è più niente da frugare)
Il bagno è in fondo al corridoio
19/11/2005
i demoni(etti)

La noia che fanno:
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gli eterni risentiti
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i disobbedienti programmati
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i malmostosi organizzati
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i perenni adolescenti incazzati
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i vomitanti estetizzati
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gli inconcludenti inorgogliti
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i cattivelli omogeneizzati
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i collettivi in ritardo (ritardati)
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gli avanguardienti nel salto sempiternati
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i disperati atteggiati
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i sanguinanti occhiuti
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i doloranti, in verità appena appena irritati
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i cagnolini di cacciatori ingozzati
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i cinici prima di tutto ben spettinati
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i fumatori di tabacchi, però contrabbandati
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i combattenti in corazza di stagno, dentro tutti vuoti
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i falsi amici dei falsi profeti
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i sagrestani ipocriti di viziosi prelati
Ma dàtegli (e, certo sì, glielo darete, son così carini, comodini, ignorantini, privatini, ancora e sempre fa così chic averci il vilain nel boudoir, l'hipster nel loft, il borgataro in terrazza, l'hidalgo pazzo sul sofà e una testina d'eretico arrostita a puntino nel piatto di portata), dateglielo, insomma, questo zuccherino, questo angolino al tavolino del rinfreschino, questo nomino che fa famosino nel quartierino, questo lumicino cha dà un poterino sul tuo vicino, dategliele 'ste soddisfazioni a questi Fra Dolcino da monolocale, a questi Catari da cortile, a questi sanculotti senza più Robespierre, a questi Stavrogin da ficscion tivvù, a questi Majakovskij del tagliaincolla!
Son così buoni (a nulla) in fondo, che fa piacere vederli finalmente sorridere quando gli si allunga il boccone e, per un attimo, li illumina la speranza di razzolare con più agio sotto la mensa.
16/11/2005
Varykino, sì a Varykino!
Appena scopro come si fa, prendo su baracca e burattini, così come sono, e vado via di qui.
Stamani il soviet di quartiere ha assegnato una parte di questo appartamento in coabitazione a tre signorine, contro le quali personalmente non ho nulla ma con cui non mi va di confondere le calze, gli aghi e la mia limetta per le unghie. Il capocasa non si fa vedere e gli altri abitanti di questo palazzo un tempo proprietà del conte Clarenski sono in fibrillazione.
Probabilmente la situazione è destinata a degenerare.
"L'atmosfera s'intorbida," disse Lara. "E' passato il tempo in cui ci sentivamo sicuri. ..... Fuggire non è possibile, e poi dove? Ma ci si può ritirare in qualche luogo appartato, fuori mano. Andare a Varykino, per esempio."
15/11/2005
Giornate così

(A mo' di didascalia, che merita.
Trattasi di grande opera - non mi ricordo le dimensioni nè le ho recuperate in Internet ma, si fidino, la vidi dal vero alla mostra sul Futurismo al Ducale quasi dieci anni fa ed era una faccenda a muro sui quattro-cinque metri per due circa - di un pittore di nicchia delle parti di qua. Costui si chiamava - e credo che un mio amico ne faccia collezione, poca e bella roba, perchè talmente innamorato delle figure da amare anche le parole e i nomi, quando sono figurati - Sexto Canegallo. L'opera si intitola "La folla" ed ha ottantacinque anni. Punto. Fine)
01/11/2005
Che cosa c'è? C'è che mi sono innamorata di te
C'è che ho comprato un pollo arrosto alla Coop. C'è che volevo comprare carne di volatili cruda ma il bancone era vuoto per il noto delirio.
C'è che ne abbiamo mangiato solo metà e che non hai toccato il budino.
C'è che un uomo ha ammazzato a bastonate, all'improvviso, il suo cane e che gli agenti l'hanno portato all'ospedale.
C'è che una donna è arrivata dal Marocco fin là per prendere ceffoni dal marito e tacersi, improvvisa e definitiva, tanto che lui allora l'ha portata al pronto soccorso. Ma poi sono spariti così tu non hai scritto una parola come "mutaccia" - no, non è così, non l'ho capita bene - sul referto.
C'è che lei teme che finisca come l'altra maghrebina, che si è suicidata, ma a me, quando mi hai raccontato la storia, è soltanto venuto in mente Marcel, l'amico di Ungaretti.
C'è che un camion ha infilato l'autogrill, ma non l'area, proprio l'edificio, preso in pieno con tutti i caffè, i giornali, le brioche e i panini capri ischia e posillipo insieme e tu l'hai già visto, oramai, che di lì sei passato da un'ora.
C'è che lì vicino ci sta una santona e tutto il paese è contento perchè vengono in tanti, fin dall'Austria, a farsi curare, are are are, salvo poi che una donna se ne esce di fuori e il suo gruppo la porta da te nella notte ma tu non sai il tedesco, però.
C'è che l'uomo più ricco in città è un ospite fisso lì dentro, senza parenti, e così male in arnese com'è, tutto solo e bisunto, quando entra in banca gli fanno ponti d'oro, al poveretto.
C'è che l'orefice piccolo e anziano, dalle unghie lunghe e dalla saliva troppo abbondante, si è sposato quattro volte, tutte donne assai belle e quasi sempre slave, e l'altro ieri era lì, insieme all'ultima sua giovane signora, ad accompagnare la cameriera-ragazza moldava, che non mangia non dorme e poi piange.
C'è che hai finito due fette di bresaola in fretta, dopo la telefonata, e che il budino l'ho toccato solo io.
C'è che il latte scade domani e ieri, quando sono andata alla Coop a comprarlo, l'ho detto alla signora dell'altoparlante, che c'era un cane che guaiva nel posteggio, nell'auto chiusa ermetica, e di farlo l'annuncio che l'autista della Fiesta etc. e lei fa che l'altro giorno ci hanno lasciata una bambina di due anni, chiusa ermetica, e che dopo l'annuncio la madre si è inviperita con lei, che non si è fatta i fattacci suoi. E la signora dell'altoparlante era in imbarazzo e così ha detto Fiat e non Fiesta, e in questo modo non sarà andato nessuno a protestare, ma è un fatto che all'uscita non erano più lì, nè la macchina nè il cane.
C'è che una parte del pollo la mangerò stasera e il resto tu, domani a cena e, dopo, il budino.
