30/01/2006

Flusso di scoscenza

L'insalata, russa?

L'ho letto di nuovo: gli si è attaccato con la pedanteria della zecca. Schifosamente mordace. Batrace.

Vuoto carapace.

Pervicace rapace o scarrafone verace?


Non so, non so davvero, il significato attuale di “radicale” e di “invenzione”.


Darsela a gambe all'aria.


Mi piace la parola “impelagare”


Non avevo dieci anni quando trovai per la prima volta sulla settimana enigmistica l'espressione “nodo gordiano” e non l'ho più scordata.

E il cerchio del re Salomone?

E la spada di Damocle?

E il letto di Procuste? (nel giorno delle locuste e nella notte in cui tutti i gatti sono grigi)

La lingua se la batte se il dente vuole

Il cielo stellato sopra di me ...

Il cielo stellato mi fa l'effetto di un secchio a cui una vacca ha dato un calcio, mi disse il professore mentre facevo l'esame di maturità. Chi l'ha detto?aggiunse

Anche le leggi draconiane mi fecero un certo effetto ma di più Orazio Coclite. Chi era costui?

Primo Carneade. Carn'era.

Carne da cannone. I cannoni di Navarrone.

Il sirtaki e il taxista abusivo con lo sfondo sonoro del bouzouki.

Gli studenti nella Casa degli Studenti.

Gli studenti greci sono tornati a casa e qualcuno adesso fa l'albergatore in Odous Athina. O almeno lo faceva ieri, uno ieri qualunque. Olympiakos, ricordi?

Domani vado a Torino, se Trenitalia vuole.

di caracaterina at 23:55:22 9 Commenti

28/01/2006

In-quiete

Anni fa guardai per un po' di minuti quei monaci buddhisti che vanno in giro a fare le loro tournée di silenzio e a realizzare mandala. Più del silenzio mi piaceva la transitorietà di quell'operare. Ma credo che l'uno non sia disgiunto dall'altra. In questi giorni che sono tutt'uno con un fare a cui aderisco perfetta senza sentirmici attaccata (gesto dopo gesto, granello di polvere dopo granello di polvere, passo dopo passo, numero dopo numero, parola necessaria dopo parola necessaria, passaggio dopo passaggio) sono invasa dal silenzio tanto da riuscire a sentire solo le fusa del gatto, l'acqua che scende a lavar via la neve e il raspare discreto del topo nell'impianto elettrico dentro al muro.

Giornate-mandala: mi ritrovo con polveri colorate d'agire, a toccare il fondo delle cose, la loro elementare sostanza, la direzione apparente. E, a tratti, mi piglia una nostalgia del mondo e della sua insensatezza. Rimpiango parole che non riesco a dire, ombre di desideri e illusioni, incanti incomprensibili e allucinazioni di radici. Alluvioni di oggetti, affabulazioni incredibili apprezzate da folle di credulità e follie inconsapevoli di sogni creduti. Dev'essere questo l'enthousiasmos, l'esser preda del dio. Per me dev'essere una sorta di senso di colpa che ti induce alla com-passione, alla festa, alla guerra. Dalla pace dell'amore alla rabbia dell'in-fermità.

 

di caracaterina at 23:38:07 5 Commenti

27/01/2006

Bollettino d'altura

Il silenzio non è perfetto davvero, non è da camminarci dentro nel buio e nel bianco come altre volte serene è accaduto. Si alza il vento a tratti e provoca conati di bufera con i verbi sonori che nella canzone popolare li accompagnano. Ma resta per me il godimento di un privilegio donato dalla neve a chi non ha fame, non ha freddo, non ha bisogni nè malattie e non deve nemmeno andare a lavorare. Non devo sopportare neppure l'ansia sottile di saperlo in autostrada, fra percorsi collinosi e sghembi, su viadotti ventosi e gallerie da cui pendono stalattiti di ghiaccio.

Solo pausa, e il sonno della terra.

Stamattina ho aspettato un bianco da poter scendere a piedi con doposci di cavallino biondo e nastri colorati, per giocare a fingersi in Lapponia. C'erano uccellini che volavano bassi e si appoggiavano alle ringhiere e ai muretti dei giardini in cerca di cibo e di mitezza. Invece io ho cercato i giornali per continuare a vivere di questa terribile futilità, e amata tanto, che è il nostro stare al mondo. Ho cercato notizie e commenti e, fra il profluvio di opinioni sul clima della terra e della storia, avrei trovato, pensavo, anche qualcosa relativo a InEdita, visto che ieri c'è stata la presentazione alla stampa.

Infatti.

Compiti e lezioni come se non esistesse altro e, poichè finora la natura non ha creduto che sia tempo di tagliare i fili del telefono e dell'elettricità o di far scoppiare i tubi dell'acqua, sono passata da un libro a una pastasciutta, da un programma televisivo (per i casi eccezionali come questo niente di meglio di Telecittà o Primocanale) ad un collegamento. Anche qui.

Forse adesso continuerò a leggere Il paese del pressapoco di Raffaele Simone, che mi ha confortato negli attriti convulsi di questi ultimi giorni anche se, per un giorno, non ho avuto bisogno di nessuna consolazione.

di caracaterina at 01:33:31 1 Commento

17/01/2006

Consapevolezza

Sono salita a piedi scalzi su di una scaletta. Mi ha guardato. Poi, mi ha guardato dopo che ero scesa su di uno sgabello. Io, invece, l'ho guardato mentre disegnava sul foglio bianco con un tocco delicato e leggero, ogni osso si stagliava sicuro e piccino, chiuso in se stesso in un'unica linea. In sequenza si raccordavano i bordi e si armonizzava l'insieme. Tutte queste operazioni sono avvenute in silenzio.

Sono uscita leggera che appena appena pioveva. L'intervento chirurgico è escluso.

Deambulo in supinazione, ho letto. (Chissà mai verso cosa caracollo). L'ha scritto, sommesso, un ortopedico esperto. Mentre mi accompagnava alla porta l'ho guardato camminare: è zoppo.

di caracaterina at 23:54:46 11 Commenti

15/01/2006

Una lista di liste, s.v.p.

Dove può  attecchire meglio questo gioco delle liste, se non fra i blog, che sono massivi portatori sani di liste e di archivi?

A latere ma non fra parentesi: ho scoperto che Isidoro di Siviglia, vescovo altomedievale e doctor ecclesiae, è considerato il patrono di Internet. A motivo del fatto che a cotanto senno è ascritta la compilazione di una fondamentale lista etimologica  in 20 volumi. E a dimostrazione dell'ipotesi che la compilazione di una lista è una questione di fede e potere. Una questione primaria, infantile e ieratica insieme, fragile e onnipotente. Che attrae e respinge.

Perchè chi si affacci alla ringhiera di un'elencazione sa bene che è come guardare giù dal davanzale di una finestra al milionesimo piano di un grattacielo: un'infilata vertiginosa di una fuga senza fine verso il buco nero laggiù. Magari con l'illusione di toccarlo e, riempiendolo, di fargli marameo.

Insomma, gli è che tutte le liste del mondo non possono fare altro che mettere in evidenza ciò che dalla lista manca.

 (Nella foto: Michelangelo, Tre liste, 1518)

 

LA LISTA DELLE LISTE CHE NON HO MAI FATTO


  • la lista dei nomi delle gallerie autostradali della tratta Genova-Ovada

  • la lista dei nomi delle gallerie autostradali della tratta Genova-Ventimiglia

  • la lista dei libri incominciati e mai finiti

  • la lista dei libri comprati e mai cominciati

  • la lista dei libri di classici russi mai letti

  • la lista dei libri mai letti di autori classici che scrivono (hanno scritto) in tedesco (in inglese, in spagnolo, etc ... )

  • la lista dei cibi che ho adesso nel frigorifero e che stanno per scadere

  • la lista delle targhe automobilistiche dalle combinazioni bizzarre e degne di nota

  • la lista dei nomi delle gallerie autostradali della tratta Genova-LaSpezia

  • la lista dei nomi dei viadotti autostradali nella tratta Genova-LaSpezia (Genova-Ovada, Genova XXmiglia, altre tratte spesso percorse e di cui non posso fare la lista perchè non le ricordo)

  • la lista delle persone che ho conosciuto abbastanza bene e che ho dimenticato di aver conosciuto

  • la lista delle persone che ho conosciuto bene e che voglio dimenticare di aver conosciuto (lista corta)

  • la lista delle persone che conosciuto abbastanza bene ma di cui ho dimenticato il nome, ricordando però luoghi e circostanze della frequenza (lista lunga)

  • la lista delle persone che ho conosciuto molto bene, di cui ho dimenticato il nome ma di cui ricordo la faccia, l'altezza e altri particolari del corpo e della postura (lista lunga)

  • la lista dei nomi dei muratori, elettricisti, idraulici e artigiani vari che hanno messo mano alla mia casa

  • la lista dei lavori che non so fare

  • la lista dei lavori che non farò mai

  • la lista dei lavori che non è detto che non farò mai

  • la lista dei cibi che non mi piacciono (lista corta)

  • la lista dei cibi a cui sono allergica (impossibile, a quanto mi consta)

  • la lista degli animali da cortile che ho mangiato (arrosto, in bollito, in umido) nelle vacanze estive da mia nonna in campagna

  • la lista dei nomi evocativi e memorabili (con relative età) dei defunti del giorno che appaiono sui manifesti mortuari affissi ai muri delle strade e che vedo la mattina mentre vado al lavoro

  • la lista dei nomi delle vie che percorrevo a piedi quando andavo a scuola

  • la lista dei negozi in cui ho comprato un baby-doll (o un body particolarmente sexy)

  • la lista delle t-shirt che ho indossato

  • la lista delle altre liste che non ho mai fatto

di caracaterina at 11:28:41 13 Commenti

12/01/2006

Quasi quasi ti faccio uno shampoo

 

Il personaggio principale ha gli occhi verdi e porta capelli rossi e anelli d'argento alle dita e alle orecchie. Le viene chiesto se il golfino color avorio tricottato con un filo lieve e luccicante che si nasconde fra il mohair l'ha fatto lei. Risponde che certo! come questo vestito nero che mostra senza maniche, spogliandosi a metà del golf e facendo una piroetta su se stessa per gonfiare la gonna. L'abito è tagliato appena sotto il seno e nel gesto che lei fa si vedono le ascelle perfettamente depilate. E' figlia d'arte perchè anche la sua mamma, a Comacchio, faceva la parrucchiera. Le manca la Romagna ma non la casa di famiglia che dalla morte del padre ormai non c'è più. Qualche volta ci pensa a tornare, sì, perchè qui è dura mentre là girano soldi, non sai quanti. Ma è una questione d'orgoglio la sua. Son due anni che non la vede, la madre, e nemmeno sua sorella che ha studiato da geometra ma adesso lavora da barista. Il personaggio principale ha una storia che racconta in negozio all'unica cliente sotto la tinta lo shampoo ed il phon. La sua storia è un soggetto ideale perchè vero, autentico, reale. Un soggetto perfetto. E' una storia fatta di figli grandi, di caffetterie e di scuole serali. Poi ci stanno un ex marito, un fidanzato giovane e croato, che ha lavorato lì al cantiere, e il grande amore camionista. E qui c'è il groppo che precipita nel dramma, perchè lui, il camionista, per due mesi così assiduo, innamorato e ragazzino, si è svelato geloso e pure malato di tumore. E adesso non la vuole più, forse per non farla soffrire, così senza un futuro, forse per non perdere anche il secondo figlio, avuto dalla convivente - che non ama - dopo che gli è stata messa contro già la prima, dalla madre, la vera moglie, che lo odia. Nella storia non mancano neppure l'amica mora e traditora e l'amicizia con il macellaio e il tecnico delle autoradio che se non ci fosse stato lui, all'inizio ... Perchè a lei non manca mica l'uomo, sai? E lui, intende il camionista, è innamorato davvero, anche se non risponde quasi più ai messaggi, una donna queste cose le sente, dice lei, perchè lui non la molla e la tiene d'occhio. L'ultima è di stamattina, ma è proprio l'ultima eh, che le ha mandato, ascolta le parole, un messaggio che dice così e poi così. Perchè non sono mica una che si lascia andare, dice lei, e ho sempre tenuto – testuale – i piedi, come si dice, sul collo. Aspetta, no. Com'è? Ah, già, la testa sul collo e i piedi, beh sì, per terra. E adesso cosa faccio? dimmelo tu che ti ascolto. Dice lei. Dovrei parlare con uno psicologo, credo. Ma mi aiuto da me, che lo psicologo costa. E a lei non importa che si è tenuta libera da tutto, figli compresi, e non si è neppure sentita in colpa, solo che (flashback) la sera dell'ultimo dell'anno alle undici era già a letto, tutta sola lì nella casa, perchè qui non conosce nessuno. Come dici? Ma chi conosce e conosce! Che è solo perchè c'ho il negozio qui in strada, dice lei, che c'è sempre gente che entra e mi passa a salutare. Ecco tutto. L'amicizia. E adesso la capisco com'è la gente, qui in Liguria. Che a me sembra normale dare il mio numero di cellulare ma lui dice che no, e crede che abbia delle storie solo perchè gli racconto di questo e di quello. E' che non ho niente da nascondere, io. Che posso farci se piaccio? Ma il numero di cellulare degli altri io non lo voglio perchè mi conosco, che poi la sera mi piglia la malinconia e magari non resisto e telefono, anche solo per fare un saluto, ed è una una mia debolezza che non la sopporto. Mi conosco, io, e mi difendo. E adesso che faccio, che non mi sento più libera nemmeno di andare a prendere il caffè con qualcuno? Perchè lui non mi vuole e non risponde quasi più ai miei messaggi ma stamattina invece mi ha scritto, che non immagino neppure quante cose lui vede, senza che io lo sappia. Gli ho risposto che ormai l'ho capito, che vede solo cazzate. Perchè fa così? O mi prende o mi lascia. Il personaggio principale è una donna lacerata ma adesso che ha perso sei chili in tre mesi è più bella di prima. Solare e offuscata. E le curve tanto piene sono ora più morbide e dolci. E il rosso dei capelli è fresco, e come d'ombra. Ti faccio la ricevuta solo per la piega, va bene lo stesso, no?

La cliente se ne va che è già buio, ha i capelli un po' rossi pure lei, adesso, e degli orecchini d'argento a falce di luna. Ha tanto sonno senza essere stanca, anzi è riposata, come se avesse visto una fiction tivvù, o una di quelle cose alla Maria De Filippi. Alla stessa maniera è bastato che solo ascoltasse e che, finalmente, non dovesse farci proprio niente, nessuna responsabilità, nessuna spiegazione. Ha potuto buttare fuori fuori ogni cosa, estroflettere, svuotare. L'anima e il borsellino.

 

di caracaterina at 00:38:35 12 Commenti

08/01/2006

Fogli di carta sul muro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di caracaterina at 01:14:57 11 Commenti



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