23/02/2007
Una ragionevole normalità
Sto vivendo poco, ultimamente. Un respiro di filo, appeso dentro a una spaccatura della roccia. Cannula filiforme, la via, avvolta in un diaframma di cartapecora (- la pelle di simildaino dentro alla macchina è da bagnare. portarsi l'acqua la prossima volta - ). Ho bisogno di figure, immaginazioni. Leggendo stasera le antiche quartine vedo "riccioli di muschio sul tamburo della terra" ed è un niente ma è come la luce di lampi lontani visti dalla finestrella di casa.
Coloro che furono oceani di scienza e di erudizione, E che per tante virtù divennero Lampade, Non mossero un passo al di là di questa notte buia: Raccontarono fiabe e poi furono vinti dal Sonno.
Stamattina un racconto mi ha incantato e alla fine ho scoperto che il personaggio che amavo si poteva pure considerare un infame e che quello che consideravo ottuso e violento poteva pure avere le sue buone ragioni. Mi son vista dentro alle sbarre degli stereotipi e mi sono sentita ingannata, ma non da me stessa: il potere del Dialogo Ragionevole mi è sembrato più violento e forzato dei miei stessi pregiudizi, delle mie illusioni emotive. E' la seconda volta in tre giorni. A quanto pare non voglio sentire ragioni.
Tornando a casa pensavo che è una giornata normale. Che è normale venire a sapere che un ragazzo di 14 anni, tutto studio e piscina, si è preso la varicella e che l'altro banco, invece, è vuoto perchè è il posto di due tumori, uno alla gola e uno all'intestino. Che è normale ascoltare la balbuzie di un adolescente in cui calcolo e fantasia cozzano ancora come giovani stambecchi in amore e, poco dopo, le confessioni da torrente avvelenato di una quindicenne fumatrice e sniffatrice di tutto che ti racconta di un'infanzia di ospedali fra reparti di cardiologia e operazioni alle ossa, della paura per sua madre e dell'orrore per suo padre, di ponti alti da cui ha guardato e di coltelli che ha avvicinato. Che è normale passare poi in una quinta e spiegare la guerra di Spagna con un film di Ken Loach e ancora, dopo, pensare tutti insieme alle piazze ai castelli che ci aspettano a Praga. Mentre intanto la preside è chiusa nel suo studio con due carabinieri, dato quello che è successo in una prima. Che è normale che l'altra quinta lavori a un protocollo sulle fonti alternative e a una sua applicazione elettronica per conto di un'agenzia regionale e che tu debba coordinare i gruppi e sovrintendere la compilazione delle schede e, che intanto, in un'altra stanza, un consiglio di classe sia riunito per decidere il che fare con un ventenne che ha insultato un tuo collega. Che è normale fermarsi ancora fino alle tre senza mangiare per discutere di ogni ingovernabilità.
Osservate, oh vasai, le vostre mani impastate d'argilla E compite con attenzione i vostri gesti. Quest'argilla soffocata dai colpi potenti delle vostre mani Altro non è che la sabbia di corpi simili ai vostri.
22/02/2007
Piccolo corso di pediatria politica
“La puerilità della ‘negazione’ della partecipazione al parlamento sta appunto nel credere di ‘risolvere’ in questo modo ‘semplice, ‘facile’, pseudo rivoluzionario il difficile problema della lotta contro le influenze democratiche borghesi in seno al movimento operaio, mentre in realtà si fugge soltanto la propria ombra, si chiudono soltanto gli occhi di fronte alle difficoltà e si cerca soltanto di disfarsene con le parole”. (V. I. ULIANOV, 1920)
(Nota a tergo: il testo in adozione ha la stessa età di Giulio Andreotti)
11/02/2007
Parlare d'amore
Ecco, la Festa della Mamma non me la sono mai scordata, nemmeno nei tempi bui delle liti più rovinose e adolescenziali. Soprattutto perchè non l'ho mai sentita come festa, io. E' un dovere compulsivo: chissà mai cosa potrebbe succedere se me ne dimenticassi, insomma. Quella del papà, invece, forse che sì forse che no: il genitore è tollerante ma, soprattutto, rispetto a queste cose svanitamente indifferente.
Quella di San Valentino, invece no, non l'ho mai potuta sopportare. Sarà che dell'amore ho un'idea sbigottente, che non ha niente a che vedere con le formine in cui è stato ridotto dall'industria dolciaria e da quelle delle cianfrusaglie. Però, se quel giorno lì diventa un modo per sentir dire poesia e parole d'Amore allora si può tollerare anche il 14 febbraio.
Mics è bravo a parlare d'amore. Lo so perchè l'ho ascoltato. Ma lo sapevo anche prima di udire la sua voce perchè l'avevo sentita nella sua scrittura. Chi sarà presente potrà sentire davvero la voce di Eros, il motore compresso e potente della Macchina ideale.
01/02/2007
Cose stupide (che altro?)
Non richiesta dico la mia. Per me è una congiura di palazzo. Come l'Amleto, l'Otello o il Re Lear, come la Fedra o le storie dei dodici Cesari, solo che fa ridere. Tutta scrittura, personaggi e scena, tutta immaginazione, intrighi di potere e di corna. Ah, le corna! Quelle, poi, sono fondamentali.
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Quelli sopra (e quelli sotto) non sono bacini.
Quelle lì sopra non sono boccucce.
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Ora di basta. Pensavi ieri sera. Ora di imprudenza, ora di ingerenza, ora di impazienza. Ora di scocciarsi, scollarsi, s-postarsi. Ora di puntare, puntualizzare, punteggiare (sulle "i"), ora di impuntarsi, di spuntarla, fare il punto, pungere. Vabbè basta.
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Aspetti il giardiniere. Oggi si pota.
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Spiegare Dada. Mostrare il surrealismo. Divertirsi pure. Per absurdum.
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Vorrei leggerli tutti, ma proprio tutti, i link di lato in certi blog. Aprire centinaia di finestre, vuotare il mare con un bicchiere, contare i fili d'erba (e le pecore, anche. le Dolly pure), vorrei darti mille baci ancora e mille ancora e ancora mille.
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Il dottore mi parla delle macromolecole dei farmaci per l'ulcera. Non è una lezione, è che si lamenta. Lui. Sciorina fogli davanti al pc. Infilo fogli dentro alla borsa.
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Sì
No
Non so
Altro
