11/04/2006

L'ulivo e il carciofo

 Ho preparato la pastella per stasera: farinata di ceci con carciofi di Albenga.  Pieni di spine e di cuore, grossi di gambo fresco, ricchi di chiaro e di verdeviola. Per chi avran votato i carciofai di Albenga?   

Li ho comprati, i carciofi, per una volta non alla coop ma al mercato di piazza. Ero in fila dietro a una donna che chiedeva se i broccoli erano nostrani, le pere erano dolci, e che di ogni cassetta di mele, cinque o sei qualità diverse, ha interrogato il verduraio dal colore di lampada su proprietà organolettiche e gastronomiche. Della zucca che ha comprato sapeva che veniva dall’Australia, perché lì c’ha i suoi parenti e lo sa che là c’è l’autunno adesso. Per chi avrà votato la signora coi parenti in Australia? Per chi avrà votato il verduraio? 

In fila com’ero ho avuto modo a lungo di guardare la fruttivendola, la buona tinta nera dei suoi pochi capelli accrocchiati con studio parrucchiere, il nero elegante del maglione, del gilet di piumino, delle calze nere 50 den, della minigonna leopardata. La sua figura palestrata, i suoi gesti veloci e accurati, i guanti bianchi in lattice da chirurgo con cui pescava le basane, ossia le fave. Per due pomodori cuore di bue e due carciofi di Albenga  mi ha fatto pagare cinque euro senza scontrino. Per chi avrà votato la fruttivendola? 

Al mercato ci sono andata mentre aspettavo l’ora dell’autobus. Salire a piedi fino a casa mi avrebbe fatto bene, facendo attenzione al sacchetto coi carciofi, ma non ho approfittato della macchina dal meccanico per il collaudo e il bollino blu. Il meccanico sono due bei ragazzi,  atletici e gentili, in una  strada tutta di meccanici, tutti atletici e gentili. L’officina dei miei due è accanto a quella dell’Alfa, sempre piena di auto della polizia. Per chi avran votato tutti quei meccanici atletici e gentili? Per chi avran  votato tutti quei poliziotti?  

Sull’autobus ho trovato posto, dopo un po’ di fermate si svuota sempre, io abito più su, quasi al capolinea. Fin che è stato pieno, era pieno di casalinghe. Io dicevo:”Attenzione, questi son carciofi!” ad ogni strattone dell’autobus in salita. Ho poi messo la borsa sotto un sedile e mi sono seduta. Tre casalinghe erano rimaste su, con me, e parlavano di stupri, di botte e di bambini uccisi. La più giovane, senza borse, in tuta da ginnastica e coda di cavallo, ha minacciato:”E vedrete che adesso la sinistra la toglie, la pena di morte!” Eravamo così vicini, noi quattro e l’autista, che non  mi son fatta i fatti miei e gliel’ho detto, che in Italia la pena di morte non c’è.  Lei ha scosso la coda con ginnica energia:”Appunto!”  

Sulla stradina di casa ho incontrato il vicino così simpatico e burbero nel suo siciliano che non sa per nulla di Camilleri, ma sa del basilico delle piantine che ogni anno sua moglie mi dà da invasare, sa del cedro che una volta, generoso, mi regalò perché avessi un poco d’oro anch’io e sa di melanzane e di carciofi, che sua moglie condisce così bene che le pizze del pizzaiolo d’asporto, suo figlio, sono le più buone, forse, di tutto il ponente. Se prendi la pizza alle melanzane, o ai carciofi, o ai peperoni pure, quelle di Pino condite da Pina, hai un po’ d’oro in casa anche tu. Per chi avran votato il pizzaiolo e i suoi?

di caracaterina | 11/04/2006
14 Commenti