Che poi da ultimo c’è stata un’inventiva linguistica, tutta quanta popolare e bertoldesca, completa di sghignazzi e fuochi d’artificio, cacasennati più in alto quanto più si avvicinava la fine della fiera.
Tutto una taratatà scintillante di parole nuove, grosse grasse e risonanti di un’onomatopea strapaesana, che ce la dovremo ricordare una sparata così idiomatica e folenga.
Tutto d’un botto abbiamo sbattuto l’epiglottide nel caimano croccante e nei coglioni di marzapane, ascoltato il sibilo lungo e striato di bengala dei pizzini e, da ultimo, il trìcchete-tràcchete di tzagarolo,nel gran finale dei fuochi d’artificio, esplodere in chisse-l’immaginava-che-stàerreciessediventava: ‘na tomba.
E’ la lingua del popolo, bellezza: camaleontica, puntuta, avida di prede significanti, eternamente memore della fame.