04/11/2006

Tomografia Computerizzata

Cos’è che di uno che scrive sul weblog non si riesce a capire, a meno che esplicitamente non lo dichiari?
Il numero di scarpe, per esempio. Il colore degli occhi e dei capelli. Se porta o meno gli occhiali, (non sempre), quanto pesa adesso e quando pesava due anni fa.  La statura fisica, forse. La forma esteriore del corpo e dei suoi vestiti, insomma. Delle immagini mentali che ciascuno di noi si costruisce da questa parte dello schermo riguardo le fattezze altrui è bene diffidare alquanto, essendo costruite col nostro proprio materiale e non con le parole dell’altro. E’ l’effetto che queste parole producono in noi che ci fa pensare a un corpo che è un puzzle di quelli che abbiamo immagazzinato in memoria.
Ma, seguendo le virgole e gli a capo di qualsiasi discorso, persino del più futile e contraffatto, lo scheletro si vede intero, e in movimento, con la forma del bacino intorno al sesso e l’età delle ossa, coi difetti di postura e di deambulazione che suscitano ipotesi sensate e ristrette sullo stile di vita e sul tipo di lavoro. Intoccate dal trucco e dalla moda del mondo, sul videoscopio palpitano le immagini scorrevoli degli organi interni, gli studi fatti e le persone incontrate, gli ambienti e i luoghi d’origine e di frequentazione, passioni e idiosincrasie, bisogni profondi e inclinazioni relazionali. La storia di una persona, insomma, che è quel che conta, quel che ha valore. Valore di vita.  Il lettore del web è un radiologo sempre davanti a una TAC integrale più ancora che un paleontologo che ricostruisce al computer le preistoriche fattezze di Lucy. Poco c’è di meno opaco di una scrittura nel web, molto assai di più ingannevole persino nell’incontro fisico. E sì che mi impongo cautela, nello scrivere questo, perché mai dire mai e perché so che mi dichiaro di un partito che ha troppi avversari. 
di caracaterina | 04/11/2006
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