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Abbandono parole dappertutto. Ieri per esempio, ho lasciato nell’auto, come le chiavi, un paio di commenti che mi sembravano belli per il post ultimo mio qui sotto e che avevo trovato fermi al semaforo e poi nell’ingorgo delle sette e mezzo. Le risposte alle mail sono invece cadute nella stradina a piedi fra la sede e la succursale, nei venti minuti di andata e ritorno sull’ex creuza asfaltata che passa sotto l’autostrada, i commenti scivolano dalle tasche nel cambio d’ora lungo le scale, le discussioni interessanti finiscono nel cestino dell’intervallo insieme alle carte delle merendine e alle lattine schiacciate. Dal tavolo di cucina cadono briciole e fogli stampati, sotto il letto sono finiti i pensieri strappati alla Memoria e non consegnati al ricordo, un posto dove stare è la stanza dove dovrei stirare oppure la doccia dove finiranno fra poco, anche se è ora di mangiare chi può digerire ormai?, giù dal buco dello scarico, le parole incrostate ai capelli e introdottesi nel naso e nelle orecchie, e quelle cieche, non vedenti e non viste, che hanno sfiorato la pelle e l’hanno pure contaminata perché nessun ambiente, neppure questo, è fortunatamente asettico.
Ora vado. Ho appena finito di rinominare la cartella degli abbozzi incompiuti : cose da dirsi.
di caracaterina | 11/11/2006