Mi vanno in fila, una dopo l’altra, senza sovrapporsi. Si staccano, piuttosto, a turno, come pagine di un calendario sfogliato. Ritornano sempre, a ciclo.
La prima è l’intelaiatura di una finestra senza imposte, vista dall’interno e spalancata sul vuoto come se fosse passato un uragano o semplicemente tanto tempo. Qualcuno aveva abitato lì e aveva tentato di chiudere il rettangolo con del cellophane, di cui restano brandelli sfrangiati e volanti ai quali si sono attaccate ragnatele ormai sbrindellate. Fuori è notte, il cielo è scuro e lontano, intangibile ma stellato.
La seconda è una sorta di cartone animato. C’è il disegno di un albero grande, alto, dritto e tutto tronco. Sui pochi rami stanno delle foglie a gruppi. Se ne staccano tre e scendono con molte giravolte lente, che ogni tanto le fanno restare librate a lungo quasi sul medesimo strato d’aria. La più piccola delle tre, mentre scende, bascula e si avvita in modo differente, con traiettorie che la spostano un po’ più lontano dalle altre. Poi cade a terra. Già gialla.
La terza è come un omino di Folon, color pastello e senza volto. Si sbraccia e sgambetta nel vuoto ma, di tutto questo suo movimento, resta solamente bloccata un’immagine leggera, che sembra pure aggraziata. In verità non sta andando da nessuna parte, il fingere di stare volando dentro a un pallido color salmone è l’unica sua ragione evidente.
La quarta è un ritratto famoso: Cristina di Danimarca, vista un tempo alla National Gallery mentre emerge da quel verde smeraldo che per Holbein il Giovane è il colore del tempo che tutto riavvolge. Sospendendoci il fiato come un Hitchcock ante litteram, il pittore inquadra per noi spettatori la figura di una ragazza inconsapevole e bella, ferma, ma di cui si indovina dal sorriso e dal corpo il desiderio di muovere i piedi invisibili sotto il pesante velluto: tuttavia lei non può, per nulla al mondo potrà, anche se noi qui rabbrividiamo e le gridiamo “stai attenta!”, staccarsi da quell’ombra nera appostata all’insaputa di lei dietro le sue giovani spalle.