5/03/2007 E va bene, son tornata. Da Praga, dico.
E da un pullmann di diciassette ore e settanta stravolti.
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perchè così piccolo piccolo a bassa voce?:) |
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F_e_d 5/03/2007 21:59 |
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è che questo post, in realtà, non c'è. credo che al prossimo giro sparirà. |
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caracaterina 6/03/2007 14:12 Dimenticati i piedi gonfi per terra, mi metto alla prova e mi cancello. C’è un’amaritudine di fondo. So cos’è quella mistura di vene di verde di blue. Ma non voglio saperlo. Mi hanno chiesto dell’assenzio. Lo ritrovo, di sbieco alla Karlova, davanti alla Tigre dorata, uno dei pochi luoghi dove mi sono sentita ospite e non turista. |
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se è destinato a esser nulla, mi ci piazzo, per provare l'esperienza. |
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Effe 6/03/2007 20:30 Sì, nulla. Perchè Praga è Praga come Sanremo è Sanremo. Lei parla di posteri alle porte. Loro sono di fianco, dietro e davanti. E a loro è piaciuta così, (San) Venceslao Namesti, con la pavimentazione rifatta chiara, con l’arredo urbano a blocchetti global e col grande magazzino. C’è il gioco delle corone, ancora, il gioco del cambio. Qualcuno se ne lamenta un po’. Ma non c’è da preoccuparsi: “è destinato a esser nulla”. Spero nella lingua bohumila, nella birra bevuta al chiuso e a tacche. Nella “casa danzante”, nella gioia della coppia anziana che ride in ceco ai ragazzi inginocchiati per le foto. Spero nella Vltava, che non smette di scorrere e che sa tracimare, se è il caso. I visited Praga a long time ago and I have a wonderful memory of that city. It happened just after the collapse of Soviet Union. Prague seemed to me a different, distant world, with no tourists crowding the streets and no people looking for stupid tourists to cheat. There was a wonderful girl with me: she is no longer with us unfortunately. She disapperead in a stupid woman who's always looking to cheat herself. P.S.: It's always a pleasure being here, Caterina. Si paga pegno, Daniele. A ciascuno il suo. Ma lui non vuole, lui no, lui non vuole andare a Praga. Non credo che riuscirò a trascinarcelo per farmi regalare una collana di granati. Ha ragione, lo lascerò risparmiare. Per tutti e due l’ho pagato io, il pegno, a quel gambaletto in microfibra che un tempo era il budello del Vicolo d’oro. Times, they are a’changin’. Per smetterla col rimpianto sentimentale bisogna abitare. Vorrei impararlo, il ceco, e poterli guardare da fuori, gli stranieri che vengono a pagare pegno. Sarei più felice di essere Europa, più felice di esser più ricca. Sei anni fa ero ancora piena di risentimenti e di edilizia socialista. Guardami adesso. Non vedi che ti sorrido in tutte le lingue più benestanti? Che sono giovane e che mi sono truccata? Che accolgo i posteri e gli chiudo le porte alle spalle? Ma la Vltava continua a scorrere, spero, verso il mare di ghiaccio che adesso parla in inglese. |