25/11/2003

Ritratti

Dura 50 minuti, una cassettina così, da niente. Tre uomini. Uno sta dietro la cinepresa e non si vede, Carlo Mazzacurati, due le conversano davanti: Marco Paolini, reverente e interiormente a capo chino, come Dante (il personaggio, quello stordito dell'"io li tenni dietro", non l'autore) col suo Virgilio; il Maestro è Andrea Zanzotto.
Il rispetto e la parola. Una vecchiaia oceanica dalla risacca partecipe e modulata. Tenerezze e faglie da nulla, solo un'esistenza.
Una serata così è una botta di vita. Arrivato alla fine, il nastro si riavvolge e noi si resta nella devozione del pensare. In gratitudine. Ce ne fosse.

da :“Soprammobili e gel”
[...]
Due da nulla congiunti se non dal senso di un certo nulla
ma come valgono le inezie che vanno dicendosi
nemmeno i lontani amori evocano
men che meno i ricordi
essi sono i ricordi
essi sono un bel niente
e si scaldano al bel niente
Ma è fatale è sfasciato
in vasti e variabili cristalli è novembre
O nel dittico crepuscolare intrusi come un fruscio

Noi-essi frusciamo parole
così scorretti nel loro luccichio così stagnanti
da divenire sapienti
Essi-noi comunque nel vivo anche se al decoro
delle ombre fini e fredde un po’ alla volta
s’adeguano – oscuri – tonti
Asignificante e forse monda è la loro vita
rattrappita o gonfia l’arteria l’entragna
essi sono ricordi
essi stanno seduti ma inciamperanno
essi sono queste faccende di finestre cortili ed interni
essi cercano di raccordarsi – e non fa niente –
a una indivisibile fila folla –anzi la lasciano a parte
si ritrovano a valle adorarono si distrassero

nell’onnipotente irrespirabile levità
distanti sono come soprammobili
e vicini come radicate convenzioni figurative
nella sempre-più-ombra più-cristallo
Parlottano e non è che questo luccichi gran che
ma, hai naso chiuso, ma c’è.

Tigre novembre intanto e sempre si aggira
riversa tutto ai piedi l’astrale felice disastro
usa come armi il falcialune e il falciasoli
fa che il salto dei colori che il disaccordo o coro-
fa versamento pleurico per pelli e strati yalini e gel
travasa cristalli smarrisce un dito di vino
sul tavolino per due

Due di noi si convincono,
nell’ombra di una stanza si infittiscono,
due di noi perlustrano con chiacchiere e bisbigli

Eh eh! Zio novembre, così ci stellasti
alla primizia del gelo
così ci estraesti
in propizi ma inaccessibili “là”
di finestra in finestra – noi/postremi
ci intrecci in tintinni in clivi in estraneità
- dall’interno all’esterno sempre più interno
- dagli interni con mobili made in paradise
- con tendine farfalline in mutazione
e direi soprammobili e direi di noi
è/a conoscersi come non visti non raccontati né accertati
e ricoverati in dicerie in rumeurs
in spenti barattoli da cortile
mentre infierisce il silenzio
il cristallo
e dà di volta all’infinito
la bella mente
mentre s’infianca la stanza
mentre due c’infianchiamo, uniti,
ai pellegrini muschi-colori-topi
tra scatti di falcialune, e di falciasoli
Rosicchiare, verzicare, sfalciare
rosicchiare giallicare oltre i tonfi e le serenità,
azzurricare di lunghissime modulazioni ottiche
alligna e perlustrando si affila (al nero)
si affida – ciack – cieco.

( In “ Fosfeni “ , 1983)
di caracaterina | 25/11/2003
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